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Capire l’impatto della genetica e chiarire i meccanismi dell’invecchiamento cutaneo in entrambi i sessi costituirebbe il primo passo verso lo sviluppo di kit diagnostici accurati e per l’impostazione e la personalizzazione di efficaci strategie sia di prevenzione che di trattamento, sia nella persona di sesso maschile che femminile.

Le analisi genetiche, della pelle umana, sono comunque in grado di rivelare, con precisione, ciò che, a livello estetico, ci fa diventare e sembrare più vecchi.

L’invecchiamento cutaneo dipende da due fondamentali fattori: il fattore esogeno e il fattore biologico. La pelle ha bisogno, per mantenersi giovane, di acqua e adeguati apporti nutritivi, ma ha bisogno anche di sottrarsi alle tante cause di danno che continuamente la insidiano, dai raggi del sole al freddo, dalla secchezza dell’ambiente allo smog.

Analogamente, dal punto di vista endogeno, esistono numerosi fattori di invecchiamento, primo fra tutti il patrimonio genetico. In questo contesto la senescenza cutanea rappresenterebbe il risultato di una programmazione genetica propria di ciascuna cellula che compone l’individuo, oltre che il risultato finale di errori e danni che si accumulano nel corso della vita.

“È scritto nei nostri geni”. Spesso si sente questa espressione. Significa che dal corredo genetico, di ognuno di noi derivano determinate caratteristiche come: altezza, bellezza, pelle, nonché lo stesso invecchiamento, condizionato dal nostro DNA e dalla sua interazione con lo stile di vita. Ecco perché le persone invecchiano con ritmi diversi.

Un test genetico di questo tipo valuta, quindi, la suscettibilità specifica al manifestarsi o meno di problematiche legate alla salute della pelle, deducendo così l’impatto dei trattamenti estetici in riferimento al proprio DNA, permettendo di intervenire migliorandone ed amplificandone gli effetti e soprattutto in modo personalizzato.

Nel dettaglio, da un punto di vista clinico, attraverso un mirato test genetico è possibile individuare il proprio specifico grado di: suscettibilità al photo- ed al crono-ageing, gestione del collagene e dell’elastina, 
suscettibilità all’attività da glicazione (gestione zuccheri), suscettibilità all’azione delle metalloproteasi, suscettibilità all’infiammazione e all’acne, 
suscettibilità verso le pigmentazioni della pelle e degli annessi cutanei.

Si potranno così individuare i cosmeceutici più idonei per la propria pelle e quali usare in primavera/estate rispetto all’autunno/inverno; farsi confezionare cosmetici a misura del proprio DNA, quindi specifici per il proprio tipo di pelle; avere indicazioni su quali trattamenti risultino più idonei per la prevenzione e la cura dello skin aging piuttosto che per problematiche, ad esempio, di panniculopatia distrettuale (cellulite). In quest’ultimo caso grazie a una profilazione genica, che ha dato vita a uno studio pubblicato da alcuni ricercatori dell’università di Pavia.

In quest’ottica il paziente può effettuare un percorso “skin aging” personalizzato, che si articola nei seguenti passaggi:

1. Effettuazione del test genomico secondo i canoni dell’AMIA-Associazione Medici Italiani Anti-Aging (www.mediciantiaging.it).
2. Refertazione e spiegazione del risultato del test da parte del medico
3. Elaborazione programma terapeutico: cosmetici, nutraceutici, suggerimenti alimentari, indicazioni dei trattamenti medico-estetici più idonei,
4. Indicazioni per un follow up dermo-estetico periodico.
Le analisi genetiche della pelle umana, sono pertanto in grado di rivelare, con precisione, ciò che, a livello estetico, ci fa diventare e sembrare più vecchi.