I rapidi cambiamenti che minacciano la salute mondiale richiedono una risposta altrettanto rapida e soprattutto rivolta al futuro. Grazie ai progressi compiuti nel controllo delle malattie infettive, le grandi epidemie dei prossimi anni difficilmente saranno simili a quelle che hanno flagellato il mondo in passato; saranno le epidemie “invisibili” di cardiopatie, ictus, diabete, tumori e altre malattie croniche a far pagare nel prossimo futuro il prezzo più alto. Occorre quindi intervenire per tempo, preventivamente, su condizioni borderline: lo scopo è quello di prevenire, rallentare o invertire un invecchiamento precoce/troppo veloce o manifestazioni negative correlate allo stato di salute e/o di benessere fisico e mentale. In questo contesto l’approccio più innovativo è dato dall’incrocio di due tipologie di informazioni: quelle che riguardano “l’oggi”, legate ai risultati di esami ematochimici piuttosto che strumentali e quelle che riguardano il nostro “ieri-oggi-domani” e cioè la nostra primaria costituzione (DNA). Lo sviluppo della genetica e dell’epigenetica sottolinea come gli stili di vita di ciascuno di noi, interagendo con i geni, possono modificare le risposte metaboliche e l’attivazione delle proteine funzionali. E’ questo il filo conduttore di Nutrigenomica ed epigenetica. Dalla biologia alla clinica. Gli Autori partono dalla descrizione delle basi biologiche per spiegare al lettore il ruolo sempre più importante che riveste la nutrigenomica, cioè la possibilità di condizionare l’espressione dei nostri geni, l’azione dei nutraceutici, la possibilità di personalizzare la scelta del farmaco, grazie ai sempre più rapidi sviluppi della farmacogenomica, e l’importanza dell’epigenetica.